Ascolto attivo ed empatia per le tue migliori relazioni
Ascolto attivo ed empatia sono fondamentali per relazionarsi con gli altri in modo sano e costruttivo.
Sono infatti essenziali nella comunicazione empatica che ci permette di capire gli altri, e farci capire da loro.
Il primo passo è l’empatia.
Già.
Carl Rogers sosteneva infatti che l’ascolto empatico permette all’altro di sentirsi compreso, aiutandolo a dare un nome e un significato alle sue esperienze.
Che questo lo aiuta a crescere e ad aumentare la propria consapevolezza.
Ma ascoltare in modo empatico ed attivo è una capacità.
E come tale va sviluppata e rafforzata nel tempo.
Richiede una grande attenzione nell’ascolto. Ma soprattutto richiede di sapersi mettere nei panni dell’altro senza mai perdere la propria prospettiva, di saperlo ascoltare e comprendere davvero.
Ecco perché non è banale né scontato.
E Massimiliano Passoni lo ha capito bene!
Ha compreso quali sono i possibili tipi di ascolto e perché quello attivo empatico è davvero il più efficace.
Ma soprattutto ha compreso il vero senso che ha, e un elemento senza il quale nessun ascolto empatico lo sarà mai a sufficienza 🙂
E questo lo ha scritto poco dopo il diploma, terminato il nostro Corso per diventare Mental Coach.
Comincia dai 3 tipi di ascolto, ma è la storia di Irma a dimostrare la bellezza di un ascolto empatico profondo e vero.
Lascio a lui la parola 🙂
Ascoltare: una parola per diversi significati
Ti è mai capitato di sentire parlare una persona ma di essere con il pensiero da tutt’altra parte, magari concentrato, o concentrata su una tua preoccupazione?
O ancora, di seguire con attenzione le parole di un relatore a un convegno su un argomento che ti interessa particolarmente?
O di accogliere le confidenze di una persona a te particolarmente cara?
Come puoi capire da questi tre esempi ascoltare è un verbo che assume significati molto diversi a seconda di come lo facciamo e per questo si possono identificare fondamentalmente tre tipi di ascolto.
I tre principali tipi di ascolto sono:
- l’ascolto passivo
- l’ascolto attivo
- l’ascolto empatico
Vediamoli insieme uno alla volta!
Ascolto passivo
Quando ascoltiamo passivamente non ci concentriamo su quello che ci viene detto, sentiamo le parole senza però prestarci vera attenzione.
È un ascolto distratto, in cui tendiamo a non rispondere o a non interagire, spesso pensando ad altro mentre l’altro parla.
Infatti l’attenzione viene rivolta principalmente a noi stessi, ai nostri pensieri, sentimenti, pregiudizi e giudizi, o a come le parole dell’interlocutore si riflettono sulla nostra esperienza e focalizzandoci solo sulla nostra risposta.
Ascolto attivo
In questo caso il nostro ascolto diventa più attento e consapevole, dimostriamo infatti reale interesse per ciò che l’altro dice cercando di comprendere appieno ciò che viene trasmesso.
I nostri pensieri e giudizi personali vengono volontariamente messi da parte per cogliere l’effettivo significato delle parole e le intenzioni di chi ci sta parlando.
Sia che ci troviamo a un convegno, a scuola o davanti a una persona cara l’obiettivo è comprendere a fondo il messaggio, fare domande, riformulare e dare riscontri per mostrare che abbiamo capito.
Ascolto empatico
È questa la forma più profonda di ascolto: ascoltiamo soprattutto con il cuore oltre che con la mente.
Ascoltiamo con l’intento sincero di metterci nei panni dell’altro, comprendendo non solo il contenuto del messaggio, ma soprattutto le emozioni e i bisogni che lo accompagnano.
Dimostriamo così un coinvolgimento totale attraverso l’attenzione al linguaggio del corpo, alle pause, al tono della voce e a ciò che non viene detto esplicitamente.
C’è poi un quarto tipo di ascolto che integra più capacità: l’ascolto attivo empatico.
È quello più potente, quello che Irma sapeva praticare molto bene 🙂
Ma chi è Irma e di cosa stiamo parlando esattamente?
Seguimi 😀
L’uovo di Irma, ascolto attivo ed empatia
Per farti capire voglio raccontarti una delle mie storie.
C’era una volta una gallina di nome Irma che viveva in una fattoria vicino al mare.
Un giorno Irma aveva trovato fra l’erba alta che cresceva sulle dune di sabbia vicino alla spiaggia, un uovo.
Le altre galline, vedendola intenta a osservare qualcosa, si erano avvicinate curiose.
“Avete visto? Forse è di uno degli uccelli marini che nidificano sulla spiaggia, cosa possiamo fare?” chiese Irma alle sue compagne.
“No!” disse la gallina più vecchia “È troppo grande per essere l’uovo del fratino e troppo piccolo per l’uovo di un gabbiano reale, forse è stato dimenticato da un’anatra!”
“Lascialo lì, non perdere tempo, chissà da quanto è fuori dal nido!” Le dissero alcune.
“Guarda com’è sporco e malconcio, non senti che già puzza un po’ di marcio?” Le dissero altre.
“Forza, vieni a razzolare con noi, dietro al pollaio la terra è stata smossa dal contadino e ci sono lombrichi grossi come serpenti!”
Mentre le altre galline si allontanavano schiamazzando, Irma si avvicinò con il becco l’uovo e osservandolo attentamente controllò che non avesse incrinature.
Era solo un po’ sporco, ma nessuna incrinatura.
E, ne era sicura, non aveva nessun odore.
Non potendolo spostare decise quindi di coprirlo con le sue calde piume e iniziò a covarlo.
Dopo un po’ arrivò il gallo e vedendola accovacciata a terra le chiese cosa stesse facendo.
“Sto covando un uovo di anatra che ho trovato fra l’erba, mi dispiaceva abbandonarlo a sé stesso, voglio dare un’opportunità al pulcino!”
Irma si scostò per mostrare al gallo l’uovo ma quello appena lo vide si mise a ridere.
“Ma non vedi che è un uovo di tartaruga?” Le disse.
Irma si sentì disorientata. “Come un uovo di tartaruga… Come fai a saperlo?”
“Sono più piccoli e oblunghi rispetto a un uovo di anatra” disse non senza un pizzico di saccenteria il gallo “e poi il guscio è più duro e coriaceo, senti?”
E, toc toc, lo colpì col becco.
“Ma cosa fai,” disse Irma “rischi di romperlo!”
“Perché, vorresti covarlo anche adesso che sai che è un uovo di tartaruga?” le chiese incredulo il gallo.
“Certo, come ti dicevo voglio dare la possibilità di vedere la luce a questo piccolo e vederlo crescere, non mi importa se non è un uccello come noi.”
“Ma come gli parlerai, come comunicherai con lui, non potrà mai imparare la nostra lingua! E poi ricordati che i piccoli di tartaruga una volta nati non cercano la madre!”
Irma non rispose, era convinta di fare la cosa giusta e si rimise a covare l’uovo.
Il contadino avendo visto che una delle sue galline non si muoveva dalla duna inerbita, pensò che avesse appunto fatto delle uova e le portava vicino da mangiare.
Intanto Irma osservava spesso l’uovo e rimaneva in ascolto e concentrata, attenta a ogni minimo cambiamento, a ogni minimo rumore.
Non le importava delle altre galline che la prendevano in giro, né del gallo che pensava stesse perdendo tempo.
Anche se il tartarughino non avesse potuto parlare la sua lingua pensava che gli avrebbe potuto comunque comunicare ciò che era più importante.
E questo sarebbe stato sufficiente sia per lei che per lui.
Un pomeriggio mentre stava chiocciando sentì dall’interno dell’uovo un movimento, poi un altro e quindi un rumore.
L’uovo stava per schiudersi!
Eccitata per l’imminente nascita Irma cominciò a incitare il piccolo chiocciando con più entusiasmo ed energia.
D’istinto si strappò col becco anche delle piume dal petto per accogliere il neonato in un nido più caldo.
Dopo un po’ fece capolino la testa del tartarughino e Irma con delicatezza cercò di aiutarlo a uscire staccando i pezzettini di uovo ormai rotti.
Finalmente il piccolo riuscì a liberarsi dal guscio. Guardò un istante Irma che aveva gli occhi lucidi e poi si diresse subito verso l’acqua.
Irma sapeva che appena nato il piccolo l’avrebbe subito lasciata, era nella sua natura, era giusto così.
Lo accompagnò fino alla battigia e lo vide sparire fra le onde dell’immenso mare.
Irma sentì che se anche non avevano avuto la possibilità di parlarsi lei lo aveva comunque fin da subito ascoltato, gli aveva trasmesso e fatto sentire tutto il suo amore.
E averlo visto nascere e andare incontro senza paura alla vita era stato per lei il dono più grande.
Amore! Un elemento fondamentale per saper ascoltare con vera empatia.
Proprio per questo ti suggerisco il nostro test.
Un universo dentro a un guscio
Come Irma, anche noi ci troveremo spesso a imbatterci in uova abbandonate.
Incontreremo cioè persone chiuse dentro a uno spesso e coriaceo guscio che ci renderà difficile se non impossibile vederle per quello che sono realmente.
Persone che non capiranno o non vorranno nemmeno sentire quello che di buono gli potremmo comunicare.
Molti ci diranno di lasciarle perdere, di non sprecare tempo con loro.
“Sono presuntuosi, sanno già tutto”, sono ormai marci e incrinati, come le altre galline del pollaio pensavano fosse l’uovo di Irma.
Ma come Irma non dovremo dargli retta e dovremo invece avere fiducia.
E se non potremo comunicare con queste “uova” a parole potremo sempre fare come ha fatto lei: non scoraggiarci ma pazientemente OSSERVARLE e ASCOLTARLE.
Ascolto attivo ed empatia…
Solo attraverso l’osservazione e l’ascolto infatti si può lentamente fare breccia nel guscio dentro cui queste persone si sono rifugiate.
Un guscio fatto di paura, che le dovrebbe proteggere dal mondo esterno, ma che al contrario le isola sempre di più.
Una barriera che diventa col tempo sempre più spessa e dura e per questo le rende sempre più timorose e aggressive.
Osservare e ascoltare come faceva Irma quindi:
- con concentrazione e cura per il suo uovo, come se in quel momento non ci fosse nient’altro al mondo
- senza pregiudizi, accogliendolo e accettandolo comunque nonostante la sua diversità
- con il desiderio e la pazienza di voler conoscere davvero l’universo nascosto dentro a quel guscio.
Perché solo facendo silenzio potremo sentire a un certo punto i reali bisogni, i piccoli colpi di becco che arrivano dal suo interno: prima appena percettibili poi sempre più forti.
Solo osservando potremo scoprire la sua bellezza e nel tempo notare i progressi, le crepe che si stanno formando.
E così, continuando a incitarlo e facendolo sentire compreso, favorire la completa rottura e lasciarlo finalmente libero di fare ciò a cui si sente destinato.
Con il tempo mi rendo sempre più conto che sono queste due “semplici” azioni , come Irma istintivamente sentiva, ciò che abbiamo di più efficace per comunicare il nostro amore.
Perché rappresentano il presupposto che ci permette di accogliere davvero gli altri e farli sentire accettati per quello che realmente sono.
Il presupposto per dare l’opportunità a chiunque vorrà di infrangere il proprio guscio e rinascere a una nuova vita.
Quello per creare ottime relazioni con chiunque. Perché, dimmelo tu, tu con chi preferiresti relazionarti, con chi ti ascolta, ti accoglie e ti comprende per davvero o con chi ti ascolta distrattamente pensando a qualcosa che gli interessa più di te? 😉
Già, ma allora cosa dobbiamo fare per diventare come Irma?
Breve guida per imparare l’ascolto attivo empatico
Come ti avevo anticipato, e avrai capito da quanto detto fino a qui, essere un ascoltatore empatico non è affatto banale e va ben oltre alla perfetta comprensione di ciò che ci viene detto.
Significa fondamentalmente accogliere l’altro senza giudicare, ascoltare non solo ciò che dice, ma percepire anche ciò che sente e ciò che non riesce a dire.
Ascolto attivo empatico: 4 passi per ascoltare con empatia
Imparare ad ascoltare in questo modo richiede 4 passi fondamentali:
- Essere consapevoli di sé stessi
- Concentrarsi unicamente su chi si ha davanti
- Riformulare e riflettere le emozioni
- Dare spazio, non soluzioni
1. Essere consapevoli di sé stessi
Essere consapevoli di se stessi significa poter distinguere tutto ciò che riguarda sé stessi e il proprio mondo interiore da quello dell’altro.
Per comprenderlo come fossimo lui, non noi stessi al suo posto.
Conoscere se stessi è fondamentale per poter davvero capire gli altri.
Ecco perché per imparare ad ascoltare davvero gli altri bisogna imparare prima ad ascoltare se stessi.
L’empatia, infatti, non significa coinvolgimento emotivo, ma nasce da una presenza equilibrata.
E questa richiede anche alcuni piccoli, ma fondamentali, accorgimenti pratici:
- Elimina le distrazioni.
Metti via il telefono impostandolo in “silenzioso”, scegli un luogo tranquillo, se possibile. - Sii mentalmente presente.
Libera la mente da pensieri e preoccupazioni personali. - Fai attenzione ad avere un tono di voce e una postura aperta e accogliente nei confronti dell’interlocutore
- Non giudicare.
Metti da parte i tuoi pregiudizi, le tue opinioni e la tua tendenza a giudicare ciò che l’altra persona sta dicendo. L’obiettivo è solo quello di capire, e non di giudicare. - Mantieni il contatto visivo.
Stabilisci un contatto visivo appropriato per dimostrare attenzione e interesse.
2. Concentrarsi unicamente su chi si ha davanti
Per focalizzare tutti i tuoi sensi su chi hai davanti:
- Spegni la “voce interiore”
Non interpretare, non correggere, non dare subito consigli. Non usare il tempo in cui l’altro parla per formulare la tua risposta.
Rivolgi completamente la tua attenzione al messaggio che ti viene trasmesso. - Non sovrapporre la tua esperienza a quella di chi stai ascoltando, ma concentrati solo sulla sua con l’unico obiettivo di comprenderla appieno. Solo così portai capire quello che realmente è accaduto a lui.
- Non interrompere, concedi tempo e lascia delle pause
Il silenzio aiuta l’altro a riflettere e sentirsi accolto. - Ascolta non solo le parole
Presta attenzione al tono di voce, al volume, al ritmo, alle esitazioni, alla gestualità alla postura e alle espressioni facciali.
La comunicazione non verbale può rivelare molto di più delle parole.
3. Riformulare e riflettere le emozioni
Cosa significa esattamente?
- Parafrasa e riassumi.
Ripeti ciò che hai sentito con le tue parole per assicurarti di aver compreso correttamente e per far sapere all’altro che lo hai ascoltato. Questo permette anche all’altro di chiarire o espandere il proprio pensiero. - Rifletti i sentimenti (Validazione).
Riconosci e dai un nome alle emozioni che percepisci, riconosci il valore che hanno senza minimizzarle o cercare di risolverle subito. - Fai domande aperte.
Usa domande che incoraggino l’interlocutore a condividere di più, invece di domande che suggeriscono una risposta o richiedono solo un “sì” o un “no”.
4. Dare spazio, non soluzioni
L’ascolto empatico non cerca di “aggiustare” l’altro, ma di aiutarlo a chiarire ciò che prova.
Quindi crea uno “spazio” dove chi ti parla si senta accolto e a suo agio.
Per farlo:
- Dona sempre e comunque fiducia, credendo nella persona che hai davanti e nelle sue potenzialità
- Non dare soluzioni, ma accompagna la persona a trovare da sola le proprie risposte facendola sentire capita.
Questo è tutto quello che dovevi sapere per poter offrire ascolto attivo ed empatia a chi ne avrà bisogno, ma prima di lasciarti vorrei ricapitolare per te le domande più importanti 🙂
Ascolto attivo ed empatia: le domande più importanti
Senza dubbio ascoltare empaticamente e in modo attivo una persona è il risultato di una serie di capacità che potremo sempre più sviluppare nel tempo attraverso l’esperienza. Ma anche è frutto del nostro stesso atteggiamento.
Entrambi gli aspetti concorrono infatti a realizzare un ascolto in cui chi abbiamo davanti si senta profondamente accolto e compreso.
Se quindi interessasse anche a te migliorare in questo senso la tua capacità di ascolto, un buon punto di partenza è la conoscenza della risposta a queste quattro domande.
Quali sono i tre tipi di ascolto?
I tre tipi principali di ascolto sono:
- Ascolto passivo: un ascolto distratto in cui, concentrati principalmente sui propri pensieri, sentimenti e giudizi, si tende a sentire l’altro senza prestare vera attenzione, rispondere o interagire con lui.
- Ascolto attivo: un ascolto attento e consapevole in cui facendo domande, riformulando e dando riscontri all’interlocutore, si dimostra vero interesse per le sue parole con l’obiettivo di comprenderne a fondo il messaggio.
- Ascolto empatico: è la forma più profonda di ascolto i cui mettendosi nei panni dell’altro, anche per comprenderne emozioni e bisogni, si ascolta con totale coinvolgimento e attenzione al linguaggio del corpo, tono di voce e ciò che non viene esplicitamente detto.
Cosa si intende per ascolto empatico?
L’ascolto empatico è la capacità di ascoltare un’altra persona andando oltre la semplice ricezione delle parole.
Ascoltare quindi con il proposito, non solo di capire ciò che viene detto, ma di comprendere e condividere il punto di vista, le emozioni, i bisogni e le intenzioni che si nascondono dietro ciò che ci viene comunicato. Anche attraverso i gesti, le espressioni e il tono della voce.
Come fare l’ascoltatore empatico?
Per essere un ascoltatore empatico è necessario accogliere l’altro senza giudicare, ascoltare non solo ciò che dice ma anche ciò che sente e ciò che non riesce a dire.
Quando ci si rivolge all’altro è quindi necessario:
- Essere pienamente consapevoli di sé stessi
- Concentrarsi unicamente sull’altro
- Riformulare e riflettere le emozioni che prova
- Dargli spazio e fiducia, anziché soluzioni
Che cos’è l’ascolto attivo empatico?
L’ascolto attivo empatico è l’ascolto che integra le tecniche di ascolto che si adottano nell’ascolto attivo (attenzione, interesse, sospensione del giudizio, domande, parafrasi e conferma di quanto detto) con la capacità distintiva dell’ascolto empatico di calarsi nei panni di chi parla.
Ascolto attivo ed empatia si ottengono ascoltando non solo con le orecchie, ma con tutti i sensi e soprattutto il cuore.





