Come sentirsi a casa: una cosa è tua quando ti doni

come sentirsi a casa

Ho scritto questo articolo in cui parlo di come sentirsi a casa durante una delle scorse estati al rifugio e potresti averlo già letto pubblicato in questa pagina del sito diventarefelici.it

Ora ho pensato che condividerlo anche qui. Eccolo 🙂

Stamattina, qui al rifugio, stavo facendo la mia solita passeggiata, la mia dose di gratitudine quotidiana per iniziare la giornata con il piede giusto.

Mentre camminavo e mi sentivo magnificamente, pensavo che qui mi sento proprio a casa.

Ti è mai capitata questa sensazione?

E, al contrario, ti è mai capitata la sensazione di non sentirti a casa in un certo luogo?

Un luogo dove ti senti costretto, o costretta, a stare, dove provi una certa insofferenza. Un luogo dal quale, in definitiva, scappi.

Cosa succede quando non ti senti a casa

sentirsi a casa

Qualunque altro posto va bene, purché non sia lì.

Ma basta poco, molto poco, per farti capire che neanche quello è il posto giusto.

E, ancora una volta, prendi e riparti per un’altra meta, sempre con lo stesso risultato.

Beh, io facevo così a casa mia. Ogni pretesto era buono per uscire e per distrarmi. E quando dovevo rientrare arrivava quel senso di disagio che trasformava ogni pretesto in un ottimo pretesto per non tornare.

Era buono quello di stare fuori per un aperitivo o un invito cena. Arrivavo ad auto-invitarmi perfino.

Un po’ forzata come cosa, giusto? Eppure lo facevo.

Stare fuori una notte, o, ancora meglio, giorni!

Scuse, scuse e ancora scuse!

Inventavo qualunque cosa, mentendo anche a me stessa, pur di avere un’apparente buon motivo per non rientrare.

Capisci quanto è possibile non sentirsi a casa in un luogo?

E di sottofondo il senso di colpa, che diceva che in tutto questo c’era qualcosa di profondamente sbagliato.

Ma casa mia era davvero “mia”?

Vediamo: se ti chiedo cosa significa che una cosa è “tua”, cosa mi rispondi?

Suppongo che mi risponderai che lo è quando ti appartiene, quando la possiedi. Ok, ma non mi hai detto abbastanza.

Mi dirai che devi averla comprata, che qualcuno te l’ha regalata, o che ti spetta di diritto per qualche motivo.

Bene, ma ancora la tua risposta non mi soddisfa.

Come ti dicevo io sono sempre scappata dalla casa in cui sono nata, che mi spetta di diritto perché i miei genitori l’hanno donata a me. La casa che ho ristrutturato con i miei soldi e che mi risulta intestata.

La mia casa a tutti gli effetti, ma sono sempre scappata finché…

Come sentirsi a casa donando se stessi

sentirsi a casa donando se stessi

Finché ho deciso di dare una mano ai miei familiari ad occuparsene. Questioni di gestione generale, ma soprattutto la manutenzione della vegetazione circostante che, dove vivo, rischia di fagocitare ogni cosa.

Non che mi fossi mai tirata indietro, ma vivevo la cosa piuttosto male. La vivevo come un obbligo, un dovere e, mentre ero lì, la mia mente andava lontano da quel luogo che non sentivo mio.

Decidere davvero significava assumersi ogni responsabilità della mia decisione.

Da allora ho cominciato a dare il massimo, mettendo il massimo impegno, la massima cura e attenzione.

Significava mettere tutto il meglio di me stessa in quel momento perché il mio contributo fosse davvero tale, dando un senso al mio tempo, lì e in quel momento.

Ed ecco che un giorno, non molto tempo fa, mentre sistemavo una catasta di legna, mi sono sentita invadere da una sensazione di profonda gratitudine.

La stessa meravigliosa sensazione che ho provato stamattina nella mia passeggiata. Una gioia immensa che mi diceva che ero nel posto perfetto, al momento perfetto.

Sentivo che quella, ora, era davvero casa mia.

Dialogavo con quel posto! Io davo e lui rispondeva restituendomi amore. Eravamo diventati una cosa sola.

Qualcosa è tuo quando lo vivi, quando ne conosci ogni piccolo particolare per averlo vissuto.

Quando lo hai osservato, modificato, lavorato. Quando hai dato un contributo autentico. Sincero e profondamente vero.

È tuo perché ami, mettendo qualcosa di te.

Quando ti riconosci in quella cosa.

Tuo, non è quando prendi, ma quando dai.

Puoi sentirti a casa in ogni luogo: se dai tutto non ti serve niente

come sentirsi a casa

Quando una cosa è tua davvero, non ti attacchi al lei, perché sai che puoi fare tua qualunque altra cosa.

A che ti servirebbe tenerti quella?

E puoi pure lasciarla andare, in qualunque momento e senza soffrire la separazione.

Puoi sempre dare, ma non sempre puoi prendere. Dare è infinito, ma per prendere c’è un tempo. Quando hai preso, hai preso. E basta.

Puoi dare a tutti, dare a tutto. Ma prendere? Quello no. Alcune cose non le avrai mai.

Dare dipende solo da te.

Ecco perché puoi farlo sempre e comunque!

Casa mia è diventata casa MIA quando ho cominciato a prendermene cura, a lavorarci e a viverla. A godermi ogni cosa che poteva offrirmi, con rispetto e gratitudine.

Quando una cosa è tua lo è perché tu dai a lei. Perché la Ami!

Ciò che prendi da lei è “soltanto” il riflesso del tuo stesso amore che lei ti restituisce.

Non è tua perché possiedi lei, ma è tua perché ci hai messo un pezzetto di te stesso o te stessa, ci hai messo l’anima.

È da tempo ormai che ogni mattina faccio la mia passeggiata qui al rifugio, da tempo che ho deciso di amare questo posto contemplandone la bellezza e contribuendo a mantenerlo in ordine, mentre lo vivo sfruttando, con estremo rispetto, anche ciò che mi dona.

È da tempo che ho fatto di questo luogo un luogo speciale per isolarmi, riflettere e, sì, anche pregare.

È da tempo che ho fatto di questo luogo il luogo dove mi sento casa.

È il MIO ambiente, il MIO rifugio, la MIA montagna 🙂

Serena Sironi
Serena Sironi
Architetto di formazione e gestore di un rifugio alpino, mi sono avvicinata alla crescita personale nel 2007. Da allora è cominciato quel percorso che mi ha permesso di rinascere scoprendo davvero chi sono e diventando più forte di ogni problema. Dal 2017 metto a disposizione la strada che ho percorso per prima a chi si affiderà a me come Mental Coach, anche grazie al particolarissimo ambiente del rifugio. Qualcuno mi definisce come architetto dell'anima. Concordo...
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Mirian
Mirian
Maggio 14, 2020 9:42 PM

Altra cosa in comune: la prima cosa che faccio al mattino è la passeggiata…. anzi la mia passeggiata: il miglior inizio che una giornata possa avere Condivido ciò che hai scritto sul donare e sul sentirsi a casa: quando realizzo qualcosa per la mia casa, quando mi occupo di un angolo, quando curo la pulizia di un ambiente, quando osservo e studio le funzioni di un oggetto da inserire in un ambiente, insomma quando curo la casa con amore, solo allora diventerà MIA! Per troppo tempo ho abitato luoghi non miei, per troppo tempo ho cercato di possedere cose e… Leggi il resto »

Francesca
Francesca
Maggio 6, 2020 7:24 AM

C’è un posto dove vado tutti gli anni da un po’ a questa parte…ci sto una settimana…quando lo lascio, mischiato alla gratitudine e alla bellezza per i giorni che ci ho passato, c’è lo sconforto per doverlo salutare…

FRANCESCA
FRANCESCA
Maggio 6, 2020 10:03 AM
Reply to  Serena Sironi

si ok, per la prospettiva…che devo sempre tenere presente! 🙂

sarah
sarah
Maggio 5, 2020 5:59 PM

Ciao Serena,
puoi spiegarmi meglio cosa vuol dire” Quando una cosa è tua davvero, non ti attacchi al lei, perché sai che puoi fare tua qualunque altra cosa”
“E puoi pure lasciarla andare, in qualunque momento e senza soffrire la separazione”.
Come fai a sentirla tua se te ne liberi? Se dai soltanto senza prendere nulla ?

sarah
sarah
Maggio 7, 2020 2:33 PM
Reply to  Serena Sironi

Ciao,
ho capito perfettamente che mettere tutta me stessa in ciò che faccio rende la cosa “mia” ma non ho capito questa frase:
“allora puoi capire che puoi lo stesso con qualsiasi altra cosa ed evitare di legarti” .
Se parliamo di cose ok ma se parli di persone? Non legarti? Perché non farlo? E’ sbagliato?
Legarmi in senso buono intendo, ciò senza pretese o paure o niente di tutto questo ma godere entrambi di ciò che diamo , se per dare si intende tutti noi stessi.

Mirian
Mirian
Maggio 15, 2020 8:15 PM
Reply to  sarah

“Godere entrambi di ciò che diamo” a me , più che legarsi, sembra camminare insieme…. ognuno con la propria libertà di movimento. Restando nella metafora del cammino immagina di essere legata al tuo compagno, sarebbe un cammino piacevole? Riuscireste a godere del paesaggio?

Paola
Paola
Maggio 5, 2020 9:18 AM

Che bello Serena!!
Dovrò portarla con me e rileggerla sovente😍Grazie