Comunicazione empatica e ascolto per vivere ottime relazioni con gli altri

Qual è il potere di una buona comunicazione empatica nella nostra vita?

Molto spesso vediamo i nostri rapporti con gli altri rovinarsi a causa di incomprensioni, conflitti di interesse, litigi o male interpretazioni.

Pensiamo che di fondo ci sia una certa incompatibilità tra le persone o qualche loro cambiamento, il sopraggiungere di problemi irrisolvibili, o altri fattore simili.

Il vero problema però è la mancanza di una comunicazione davvero costruttiva e quando parlo di comunicazione costruttiva parlo di comunicazione efficace basata sull’empatia.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Prima di spiegartelo ti mostro cosa troverai in questa guida 🙂

Cos’è la comunicazione empatica?

Comunicazione empatica-cos'è

La comunicazione empatica è la capacità di comunicare con l’altro partendo dall’ascolto empatico, un ascolto cioè volto a comprendere e capire l’altro con empatia.

Comunicare significa stabilire una relazione fatta di una serie di interazioni e in cui si forniscono una o più risposte.
Può avvenire in modo verbale, ma anche con gesti, azioni o emozioni.

La comunicazione empatica però sa offrire anche di più di una semplice comunicazione.
E’ infatti capace di offrire una risposta all’altro semplicemente lasciando che sia lui stesso a trovarla mentre risponde al nostro modo di interagire con lui.

Parlando di comunicazione empatica possiamo anche parlare di ascolto attivo, inteso come declinazione più specifica dell’ascolto empatico.

L’ascolto attivo si basa su diverse tecniche e metodi su cui non mi interessa dilungarmi.
Ti dico invece che l’ascolto attivo può essere inteso come la capacità di saper ascoltare l’altro fino al punto che possa percepire il nostro sincero interesse nei suoi confronti.

Saperlo ascoltare in modo che senta che lo ascoltiamo fino in fondo preoccupandoci totalmente e incondizionatamente di lui, che abbiamo davvero interesse a capire il suo punto di vista e a comprendere le sue emozioni.

Per ascoltare attivamente è necessario imparare ad ascoltare non solo con le orecchie, ma anche con gli occhi.
Questo significa saper osservare l’altro nei suoi comportamenti e nelle sue espressioni e reazioni.

Ma comunicare con empatia richiede una conoscenza profonda e approfondita di noi stessi.

Conoscenza e autoconsapevolezza per una buona comunicazione empatica

Comunicazione empatica-conoscere se stessi

Ognuno di noi giudica situazioni e persone a partire dalle proprie regole.

Ti parlo spesso di regole e ora ti ricordo che si tratta di tutte quelle “idee” o convinzioni, che abbiamo fatto nostre nel tempo a partire dall’esperienza, dalla cultura, dal contesto sociale, dall’educazione oppure passando dalla nostra consapevolezza.

Così, tenere sempre presente che le mie regole spesso non coincideranno con le tue, è fondamentale per la comunicazione empatica e lo è per almeno due motivi.
Prima di tutto per aprirsi all’ascolto invece di mettersi in opposizione a un punto di vista differente.

1. Conoscersi per mollare la presa e ascoltare con empatia

mollare la presa_opposizione

Mettersi in opposizione non fa che creare attrito, distanza o indifferenza, mentre la comunicazione empatica richiede avvicinamento, entrare” nell’altro per vedere e sentire come vede e sente lui.

Per questo è necessario “mollare la presa” rispetto alle nostre regole, metterle da parte e accettare di metterci in discussione.

È così che possiamo lasciare lo spazio necessario a comprendere prima di tutto noi stessi, e quindi comprendere l’altro mentre comprendiamo noi.
Ecco il vero significato dell’empatia.

Questo vuol dire che non ci è utile in nessun modo che le nostre regole abbiano ragione su quelle dell’altro, ma potremo accorgerci di come sia molto più costruttivo fargli spazio dentro di noi aprendoci a una vera comunicazione empatica.

Evitare l’opposizione significa anche considerare che, anche se non sempre potremo conoscere le regole dell’altro e i suoi motivi più veri e magari antichi, potremo sempre tenere presente che ogni persona agisce per un motivo molto valido ai suoi occhi.

Lo stesso motivo che muoverebbe noi a fare altrettanto se fossimo loro, con il loro identico vissuto emotivo e le regole che ne sono nate.

Potrebbe anche accadere che l’altro compia azioni negative, che potrebbero danneggiarci perfino.

Ma se davvero saremo disposti a comprendere con empatia, allora non servirà sapere esattamente cosa c’è nel profondo di quella persona per fargli spazio.
Basterà ricordare che certamente le sue azioni nascono da regole legate alla paura, alla debolezza, ignoranza o inconsapevolezza.

Solo usando l’empatia potremo sempre comprendere, accettare e accogliere l’altro a prescindere dalle sue azioni.

Nel libro “uno psicologo nei lager” V. Frankl racconta della pressione psichica a cui erano sottoposti i detenuti e dice che “dopo la liberazione, credevano toccasse loro di sfruttare arbitrariamente, senza scrupoli e senza preoccupazione alcuna, la potenza e la libertà. […] Erano stati oggetti del potere, della violenza, dell’arbitrio e dell’ingiustizia […] rimanendo così schiavi delle esperienze passate. […]

E proprio a tal proposito riporta un esempio che dimostra proprio come ogni azione negativa possa nascere da motivazioni profonde e che noi possiamo solo, forse, immaginare.

Cammino con un compagno attraverso i campi, in direzione del Lager, dal quale ci hanno liberato da poco tempo.
D’un tratto ci troviamo davanti un capo di fresca semina. Automaticamente mi scanso; l’altro però mi prende al braccio e mi trascina con sé proprio nel mezzo. Balbetto qualcosa, dicendo che non dobbiamo calpestare i campi seminati da poco. L’altro si arrabbia; nei suoi occhi guizza una luce irata, mentre mi urla: “Che ti prende? E a noi non hanno portato via niente?

2. Empatia o coinvolgimento emotivo?

empatia o coinvolgimento emotivo

Il secondo motivo per cui è fondamentale conoscere le nostre regole, è davvero molto importante.
Si tratta del fatto di poter comprendere davvero l’altro sentendo quello che prova, ma senza restare vittima delle stesse emozioni.

Molti confondono l’empatia con il coinvolgimento emotivo che erroneamente talvolta scambiano per “sensibilità“.
In realtà non si tratta di empatia, ma di mancanza di consapevolezza.

L’empatia viene descritta come il “mettersi nei panni dell’altro”, ma io credo che che questa definizione non sia sufficiente.

Come ti dicevo sopra, credo invece che usare l’empatia significhi “entrare” nell’altro, vedere dal suo punto di vista e sentire quello che lui sente per comprenderlo davvero.

Se non siamo consapevoli di noi stessi, se non ci conosciamo ci sembrerà di sentire quello che sente, ma sentiremo quello che sentiremmo noi nella sua situazione. E’ molto diverso!

Non sarà possibile una comunicazione empatica in questo modo perché non potremo dare risposte personalizzate e utili a quella persona, ma daremo le risposte che daremmo a noi stessi.

Mettersi nei panni dell’altro significa guardare coi suoi occhi

guardare con gli occhi dell'altro

Ricordo di un giorno con mio papà in cui l’ascolto empatico mi è stato particolarmente utile.

Ero andata a trovarlo e appena prima di andare l’ho salutato, come per me è normale fare.
Ma lui non ha fatto lo stesso.

Subito ho pensato ci fosse qualcosa che non andava. Interpretavo che per lui il fatto di andare via in quel momento fosse sintomo del mio egoismo.

Conosceva il motivo per cui me ne andavo e quel mio motivo è qualcosa che non condivide.
Ecco perché ho pensato che non mi degnasse del suo saluto.

Ma le cose stavano davvero così?

Quando ho smesso di guardare con i miei occhi, quando ho smesso di guardare con le lenti della paura, ho cominciato a guardare con i suoi.

Osservando ho notato che per lui è assolutamente normale non salutare quando qualcuno saluta.

Secondo il suo punto di vista basta che uno dei due lo faccia e il saluto è fatto 😀

Ascoltare con empatia significa avere l’intenzione di capire e per capire davvero devi ascoltare con le orecchie, ma più di tutto con gli occhi e con il cuore.

È spesso il silenzio parla di più di mille parole 😉

Ascolto empatico: le 4 risposte che ci impediscono di comprendere

ascolto empatico_risposte

Ascoltare per capire significa essere concentrati sul compito di ricevere la comunicazione profonda di un’altra anima umana.

Spesso invece le persone non ascoltano con l’intenzione di capire, ma con l’intenzione di rispondere.
E di questo ho trovato conferma anche nel libro di S. R. Covey, “Le sette regole per avere successo”.

Cosa accade in questo caso?

Di solito diamo 4 tipi di risposte che inevitabilmente non parlano dell’altro visto che ancora non l’abbiamo compreso, ma parlano di noi.

Dopo aver letto quanto segue, presta attenzione a come ascolti, nota se ti ritrovi in questi atteggiamenti.
Ti sarà molto utile farci caso 😉

1. Giudicare

Giudicare

La prima cosa che facciamo è quella di giudicare l’altro sulla base delle nostre regole.

Io ad esempio giudicavo il comportamento di mio papà sulla base della mia regola che dice che se una persona saluta, l’altra deve ricambiare il saluto.

Giudicare corrisponde a mettere un’etichetta che definisce il contenuto di un contenitore in cui non abbiamo guardato davvero.
Se leggiamo l’etichetta pensiamo che il contenuto gli corrisponda, ma è davvero così?

Capire davvero significa eliminare ogni giudizio, liberarsi dalle definizioni e guardare realmente le cose per vederle nella loro essenza.

Guardarle per quelle che sono fregandosene di cosa c’è scritto sulla scatola.

Il più delle volte scopriremo che il contenuto non corrisponde affatto all’etichetta, esattamente come è capitato a me guardando al comportamento di mio papà 😉

2. Inquisire

Inquisire

Altra forma di risposta di cui ci preoccupiamo nel caso di un ascolto poco funzionale è quella di inquisire.

Fare domande per comprendere l’altro è fondamentale per una buona comunicazione empatica, ma se le mie domande hanno l’unico scopo di inquisire, di sapere ciò che a noi interessa, non faranno che allontanarlo.

Fare le giuste domande significa aiutare l’altro a riflettere e, quando ha senso farlo, instillare il dubbio rispetto a quanto pensa inducendolo a metterlo in discussione e verificarlo perché possa trovare le risposte migliori per lui.

Chiedere per capire significa partire dalla comprensione dell’altro, chiedere per inquisire significa partire dalla nostra visione, dalle nostre regole, paure e priorità.

3. Consigliare

dare un consiglio

Il terzo tipo di risposta che ci preoccupiamo di dare se non conosciamo la comunicazione empatica consiste nel consigliare.

Diamo consigli sulla base della nostra esperienza.

Prova a pensarci, come ti sentiresti se arrivassi e cominciassi a darti tutti i miei migliori consigli senza preoccuparmi di capire di cosa hai davvero bisogno.

Ti sentiresti ascoltato e compreso, o ascoltata e compresa?
Ti verrebbe voglia di applicarli senza starci a pensare troppo?
E soprattutto, li sentiresti tagliati su misura per te?

Sarebbe come se un medico ti prescrivesse un farmaco senza averti visitato. Lo assumeresti volentieri? 😉

4. Interpretare

interpretare

Infine c’è un quarto modo in cui solitamente rispondiamo: interpretiamo le risposte dell’altro.

Questo significa che cerchiamo di spiegare il suo comportamento e le sue motivazioni sulla base della nostra visione.

Proprio quello che ho fatto io pensando che mio papà non mi salutasse per disapprovazione di ciò che faccio.
Così, non ho fatto altro che interpretare una sua motivazione a partire dalla mia paura.

La gente tende a presumere che qualunque cosa essa tema, la controparte abbia intenzione di farla”
– L’arte del negoziato –

E proprio in merito a questo tipo di risposta, su “L’arte del negoziato” ho trovato un interessante dialogo di pensieri tra un inquilino e la proprietaria del suo appartamento nel corso della trattativa per un aumento dell’affitto.

Nota come un’interpretazione delle parole dell’altro a partire dalla propria visione, possa portare lontano dall’ascolto e da un’efficace comunicazione empatica per un’intesa davvero costruttiva.

Inquilino: Con le altre spese che aumentano, non mi posso permettere di pagare l’affitto
Proprietaria: Con le altre spese che aumentano ho bisogno di prendere di più dall’affitto

Inquilino: La casa ha bisogno di un’imbiancatura
Proprietaria: Ha ridotto quella casa da far pietà

Inquilino: L’affitto dovrebbe essere più basso perché il quartiere è in degrado
Proprietaria: Noi proprietari di case dovremmo aumentare gli affitti in modo da risollevare il quartiere

Inquilino: Pago sempre l’affitto tutte le volte che me lo chiede
Proprietaria: Non paga mai l’affitto finché glielo chiedo

Inquilino: Lei è fredda e distante, non mi chiede mai come va
Proprietaria: Sono una persona discreta che non si inserisce mai nella privacy di un inquilino

Nessuna di queste risposte è davvero utile a una reale comunicazione empatica.

Crea invece una comunicazione simile a quella in cui mi è capitato di parlare in inglese con un francese, pensando che l’altro capisse, mentre lui era convinto di fare lo stesso con me.

Il giorno dopo abbiamo scoperto che mentre dialogavamo animatamente, nessuno capiva davvero cosa stesse dicendo l’altro.
E così abbiamo parlato per un’intera serata di argomenti completamente diversi, convinti di intenderci alla perfezione 😀

Il segreto di una buona comunicazione empatica: prima capire, poi farti capire

Comunicazione empatica-capire

Vediamo il mondo a secondo del punto di vista da cui lo guardiamo, ma se vogliamo avere una buona comunicazione empatica con gli altri, per vedere davvero la realtà dobbiamo vedere dove finisce il nostro punto di vista e dove comincia il loro.

Come ti dicevo, siamo soliti comunicare con gli altri preoccupandoci prima di tutto di dare risposte.
Ma per stabilire una buona comunicazione empatica dobbiamo prima ascoltare col tempo che serve per capire. Tanto o poco che sia.

Come già ho accennato definendo l’ascolto empatico e l’ascolto attivo, ascoltare significa anche osservare.

Osservare le espressioni in momenti precisi, i modi di manifestare le emozioni, i comportamenti o le reazioni, o la mancanza delle stesse a determinati eventi.
Osservare è sempre utile, soprattutto quando l’altro non si esprime o resta chiuso nei nostri confronti.

Solo dopo aver capito davvero ha senso dare la nostra risposta.

A volte la risposta potrebbe essere diversa da quella a cui avevamo pensato. E questo a me capita molto spesso 😉
Ascoltando con sincero interesse infatti, ascoltando con empatia, potremmo trovarci a rivalutare le nostre conclusioni traendo maggiore vantaggio per tutti.

Le differenze tra noi e l’altro non rappresentano un ostacolo, ma trampolini per una vera sinergia.

Comprendere il punto di vista degli altri non richiede necessariamente condividerlo o approvarlo!
E’ invece un confronto che mettendo in discussione il nostro, potrebbe confermarlo e spesso anche arricchirlo.

E se anche dovessimo scoprire che ciò che pensiamo non sia la cosa migliore o sia sbagliato, nemmeno ci servirebbe continuare a tenercelo.
Non ci sarebbe davvero utile e potrebbe anche essere controproducente 😉

Capire, comprendere gli altri serve per accettare la realtà senza farci la guerra e quindi trovare le soluzioni migliori per andare incontro ai nostri interessi, mentre teniamo conto di quelli degli altri.
Fare la guerra non produce nessun risultato, crea solo scontro ed emozioni negative.

L’ascolto empatico è davvero uno strumento straordinariamente utile e vantaggioso per tutti 🙂

Comunicazione empatica per aiutare l’altro: devi ispirare fiducia

ispirare fiducia

La comunicazione empatica è indispensabile in ogni rapporto umano, ma lo è ancor di più quando vogliamo aiutare gli altri.

Senza una buona comunicazione non potrei aiutare le persone che seguo nei percorsi di Coaching, ma chi di noi non si trova a voler dare una mano a un figlio, un amico, un genitore, un collega o una qualsiasi persona che può incontrare nella vita?

Ma per aiutare davvero gli altri stabilendo una buona comunicazione empatica con loro, è necessario essere integri e coerenti per potergli ispirare fiducia.

Solo se l’altro si fiderà di noi si aprirà e solo allora potremo davvero aiutarlo.

Ascoltare sinceramente le persone richiede infatti di aprirsi a loro per chi siamo veramente e più profondamente, richiede di essere fuori ciò che siamo dentro.
E questo significa diventare “influenzabili”, proprio come ti ho spiegato poco fa.

Essere influenzabili è una condizione indispensabile per poter influenzare e quindi far sì che le persone ci permettano di aiutarle.

Comprendere in questo modo ha un effetto meraviglioso anche su noi stessi perché più profondamente comprendiamo gli altri, più sentiamo di amare in qualunque caso.

E’ questo a mettere in comunicazione profonda due anime portando reciproca ricchezza. Un senso di unione che crea una gratitudine indescrivibile.

Aiutare gli altri: l’ascolto empatico migliora ciò che udiamo e ciò che dicono

Ascolto empatico_migliora ciò che dicono gli altri

Una vera ed efficace comunicazione empatica avviene quando hai il sincero desiderio di capire per dare veramente un aiuto. Quando vuoi sinceramente il bene dell’altro, quando lo ami.

Senza ascoltare con empatia le persone potrebbero percepire di essere manipolate e tutto il nostro aiuto sarebbe inutile.

L’ascolto empatico migliora infatti non solo quello che noi udiamo, ma anche quello che loro dicono.

Quando cerchiamo sinceramente di capire, l’altra persona acquista fiducia e la barriera tra ciò che ha dentro e quanto ci viene effettivamente comunicato scompare.
L’altro non sente una cosa e ne comunica un’altra, ma diventa coerente a sua volta.

Ascoltare con sincero interesse può portare ad offrire soluzioni senza nemmeno parlare.

Come abbiamo visto, la nostra risposta spontanea è spesso quella di dare consigli, ma questo non permette all’altro di aprirsi visto che non si sente compreso.

Accade invece a volte che quando alle persone viene data davvero la possibilità di esprimersi, sentendo che dall’altra parte c’è sincero interesse e totale assenza di giudizio, esse mettono a nudo i loro problemi e le soluzioni gli appaiono chiare senza che noi diciamo nemmeno una parola.

Altre volte le persone hanno davvero bisogno di un consiglio.

Allora desiderare sinceramente il bene dell’altro significa ascoltarlo con empatia lasciando che arrivi al problema e alla soluzione secondo i suoi tempi prima di essere noi a consigliare.

Non possiamo sapere cosa c’è nel suo passato, non conosciamo la sua forza, le sue esperienze, le sue paure né tutto il resto.

Possiamo comprendere molto con l’ascolto empatico, ma i suoi tempi dipenderanno da tutto questo e l’aiuto migliore che possiamo dare è quello di rispettarli.

Ascolto empatico: non solo per gli altri!

ascolto empatico_se stessi

Molto spesso vedo persone che seguo nel loro percorso di crescita, deluse dal lavoro fatto su loro stesse.

A volte fanno il confronto con chi ha risolto prima di loro, altre semplicemente sentono di aver lavorato tanto per un obiettivo che vedono ancora lontano.

Ma il tutto e subito non funziona e l’ascolto empatico vale anche nei confronti di se stessi.

Nello stesso modo che possiamo comprendere gli altri, possiamo comprendere noi stessi e lasciarci il tempo perché i frutti di tutto il lavoro fatto maturino coi tempi che ognuno di noi richiede.

Comprenderci, stabilire una buona comunicazione empatica con la persona che siamo è amore per noi stessi ed è ciò che ci permette di accoglierci preparandoci al meglio per affrontare ogni situazione o problema e per cogliere ogni opportunità che la vita ci riserva.

Anche quella di aiutare gli altri 🙂

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Serena Sironi
Serena Sironi
Architetto di formazione e gestore di un rifugio alpino, mi sono avvicinata alla crescita personale nel 2007. Da allora è cominciato quel percorso che mi ha permesso di rinascere scoprendo davvero chi sono e diventando più forte di ogni problema. Dal 2017 metto a disposizione la strada che ho percorso per prima a chi si affiderà a me come Mental Coach, anche grazie al particolarissimo ambiente del rifugio
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