Francesca Terenzoni

Ho desiderato fortemente riuscire ad andare al Rifugio quest’estate, forse anche la particolare situazione di “confinamento” che ha preceduto il mese di luglio, ha contribuito ad alimentare il desiderio.

Dalla pianura dove risiedo, il tragitto per arrivarci, è stato bello lungo.

Una volta arrivata a Pagnona e lasciata la macchina al parcheggio ho impiegato 3 lunghissime ore prima di scorgere la bandiera italiana che sventola sopra al Griera…insomma mi sono conquistata tutto il percorso, ma è stata una bella soddisfazione arrivarci con le mie sole forze.

Le cose che ho gustato profondamente nei giorni trascorsi lassù sono state tante. Proverò a raccontarle.

  • La scansione della giornata fatta da cose estremamente pratiche e utili nella gestione di un rifugio, come ad esempio l’accensione della caldaia a legna, che io pregustavo già dalla sera prima, che permette poi durante il giorno di avere acqua calda (doccia, piatti etc), il tenere pulito la “camerona” dove ci stanno i letti per i viandanti, aiutare Serena nelle cose della cucina… Ho avuto l’opportunità di imparare tante cose e per due settimane diversamente dal solito, ho svolto un ruolo subalterno e non è stato subito semplice per chi come me è abituato a dirigere, ma arrivavo a sera, molto serena. 
  • L’impressione di stare come in famiglia, una nuova famiglia, in cui ci si può comportare in modo rilassato e spontaneo, senza dover sostenere nessun ruolo o atteggiamento particolare…questa cosa l’ho percepita fin da subito e mi ha permesso di calarmi nella nuova realtà praticamente già la prima sera.
  • Il magnifico silenzio che si assapora lassù e al tempo stesso i suoni che ci sono: il fischio delle marmotte, il rumore del pascolo vicino, il belare delle centinaia di caprette…dispettose e mangiatutto, i miagolii dei “fidanzati” che venivano a trovare la “nostra” micetta…a tarda sera…
  • I profumi del bosco, della legna bruciata, delle erbe e dei fiori che Serena mi ha spiegato come poter utilizzare, del cibo…
  • La luce meravigliosa che c’era fino a tardi e il massiccio del Monte Rosa sullo sfondo…

E’ stata un’esperienza molto bella, ricca di situazioni e di relazioni che mi hanno consentito di approfondire il percorso di consapevolezza che sto facendo. Serena è stata capace di cogliere alcune cose durante il soggiorno che ammetto, mi erano sfuggite nei mesi precedenti e che probabilmente non avrei attenzionato se non avessimo visto assieme la situazione e non avessi avuto nell’immediato, il modo di pensarci su. 

Per quanto mi riguarda, passare del tempo al Rifugio, ha fatto la differenza.

Qui sotto puoi trovare gli articoli che Francesca ha scritto dopo l’esperienza al rifugio Griera 🙂

Serena Sironi
Serena Sironi
Architetto di formazione e gestore di un rifugio alpino, mi sono avvicinata alla crescita personale nel 2007. Da allora è cominciato quel percorso che mi ha permesso di rinascere scoprendo davvero chi sono e diventando più forte di ogni problema. Dal 2017 metto a disposizione la strada che ho percorso per prima a chi si affiderà a me come Mental Coach, anche grazie al particolarissimo ambiente del rifugio. Qualcuno mi definisce come architetto dell'anima. Concordo...
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