Insoddisfatti? Uscire dall’insoddisfazione scoprendo cosa conta davvero

Insoddisfatti

Essere insoddisfatti, brutta cosa vero?
Ti capita mai di ritrovarti in quel senso di insoddisfazione interiore che rende grigie le tue giornate?

In effetti in una cultura come la nostra è facile sentirsi insoddisfatti.
Viviamo nell’epoca del consumismo, l’epoca in cui ciò che sembra contare di più è produrre.

Impariamo a vivere nel “mordi e fuggi” perché il tempo è denaro e non va sprecato!
E l’educazione che riceviamo, spesso va di pari passo.
Bisogna invece essere efficienti e produrre al massimo per generare quel benessere di cui potremo godere.

In un sistema di questo tipo, ci abituiamo facilmente ad arraffare in fretta.
“Compra, usa e butta”, sembra il motto della nostra società.

Tutto è studiato per avere una durata limitata ed essere sostituito in breve tempo.
Prendi un cellulare per esempio, lo compri ed è già vecchio…

Non solo, ma la nostra cultura mette in primo piano il benessere fisico ed economico, il successo personale, la carriera e una vita ricca di impegni sociali e relazioni.

Senza tutto questo non sei nessuno e ci illudiamo che sia il massimo del benessere a cui aspirare, quello in cui ci convinciamo di trovare la felicità che desideriamo.

In tutta questa corsa all’accumulo in cui niente sembra essere mai abbastanza, anche la perfezione diventa facilmente un’esigenza scontata.

Nulla è mai come vorremmo, soprattutto noi stessi 😉

Se ci pensi bene però, si tratta di un benessere illusorio, perché se poi ci troviamo costantemente insoddisfatti, forse qualcosa che non va c’è 😉

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Hai fretta? Se la ruota non si ferma, chi la fa girare?

Ruota-girare

In tutto questo ci riduciamo a una vita frenetica in cui la fretta diventa la cosa più ovvia.

A volte sono anche le dinamiche del lavoro a portaci in questo loop, proprio come è successo a me al rifugio.
Un’attività come questa obbliga a ritmi dettati dagli orari dei pasti e gestire l’afflusso degli avventori, il più delle volte imprevedibile, richiede elevati livelli di efficienza.

Dire che mi ritrovo spesso a correre, non basta a rendere l’idea della frenesia che si genera in molte occasioni.
Sembra di entrare in una ruota che non si ferma mai e anche se si dovesse arrestare, tu continui a farla girare per inerzia senza più riuscire a scendere.

Molte volte mi sono scoperta nell’abitudine di questa modalità ereditata dal rifugio.
È così che in contesti non sospetti mi sono ritrovata a vivere nel senso di insoddisfazione che arriva al rapido dissolversi di un primo debole bagliore di soddisfazione, un risultato presto dimenticato per passare al successivo prima possibile.

Imparare a organizzare il proprio tempo può aiutare davvero molto in questo caso.
Permette infatti di ritrovare la calma necessaria per invertire la rotta, proprio come è successo a me 😉

Sono molti gli aspetti che ci abituano a volere tutto e subito.

E mentre accumulare “cose” o risultati non ci basta mai, restiamo con una sensazione di costante scontentezza che cercheremo di annientare prendendo altro il prima possibile.

Allora vorremo di più. E senza mollare la presa, concentreremo tutti i nostri sforzi ad ottenerlo fino a non vedere altro.
Ma se non dovessimo riuscirci? Cosa succederà allora?

Ci ritroveremo a vivere la delusione di aspettative non soddisfatte o di qualche fallimento, delusi persino di noi stessi.

Ma nemmeno quando le cose andranno nel verso giusto raggiungeremo quel benessere che avevamo immaginato.

Potremmo arrivare ad avere davvero molto e sentirci comunque insoddisfatti.
Una costante insoddisfazione interiore che porterà con sé la profonda frustrazione di chi, pur avendo ottenuto tutto, non ha guadagnato niente.

Senso di insoddisfazione: insoddisfatti per colpa di una vita in superficie

senso di insoddisfazione

Il vero problema è che ci troviamo a vivere in superficie ogni cosa e non ci accorgiamo di nulla.

Prima di tutto perdiamo consapevolezza di noi stessi e non ci accorgiamo di quello che otteniamo dando tutto per scontato.

Il nostro sguardo si posa solo sui risultati e intanto non notiamo ciò che facciamo. Ma in questo modo, persino i nostri risultati e traguardi finiranno per non valere mai abbastanza e lasciarci con in bocca il gusto amaro della delusione.
Già, perché potresti pure raggiungere cose incredibili, ma se nemmeno te ne accorgi che valore gli staresti dando?

E la realtà che ci circonda? No, nemmeno quella ci darà mai la soddisfazione che cerchiamo e sai perché?
Non vediamo i piccoli gesti delle persone, né quell’infinità di meraviglie di cui potremmo godere ogni giorno.
E intanto corriamo l’enorme rischio di perderci ciò che per noi conta davvero.

Finiamo per trascurarlo fino al punto di perderlo. Tutto per ottenere qualcosa che in realtà nemmeno valeva poi così tanto.

Pensa alle relazioni per esempio.
Magari diamo così importanza al nostro lavoro da trascurare il nostro compagno, o la nostra compagna, ci preoccupiamo così tanto di primeggiare tra i genitori della classe di nostro figlio da dimenticarci di lui, o ci riempiamo di così tanti impegni da non avere più tempo per le persone più preziose della nostra vita.

E cosa non meno importante, finiamo per dimenticarci di noi stessi.

Così, costantemente insoddisfatti, ancora di più cerchiamo di prendere da fuori ciò che pensiamo ci darà la felicità che desideriamo.

Ci mancherebbe, non sarà così in ogni istante, non all’inizio almeno, ma poco a poco questo meccanismo si trasforma in una vera trappola che finirà per inghiottirci.

Ti parlo della trappola in cui io stessa ho vissuto per un bel pezzo e di cui dopo ti racconto.

Prima però voglio parlarti di un altro aspetto importante a cui devi prestare attenzione 🙂

Insoddisfazione cronica: come nasce e cosa la alimenta

Insoddisfazione e amore

Ti ho parlato di come la nostra cultura possa portare a sentirsi insoddisfatti, ma la vita che conduciamo oggi può anche contribuire a una forma un po’ diversa del senso di insoddisfazione.

Può infatti alimentare l’insoddisfazione cronica che non devi confondere con quell’essere insoddisfatti con cui più facilmente ci troviamo a fare i conti.

L‘insoddisfazione cronica nasce come diretta conseguenza di una bassa autostima che potrebbe anche affondare le sue radici nel nostro passato.

E la bassa autostima è causa ed effetto di questa condizione nello stesso momento.

Quello che è certo infatti, è che vivendo in superficie a caccia di soddisfazioni, viviamo lontani dal qui ed ora, in una dimensione diversa dal presente e, come detto prima, non ci accorgiamo di noi stessi,

Non ci accorgiamo dei nostri progressi e risultati, non vediamo le nostre capacità, meriti e qualità. Perdiamo consapevolezza del nostro stesso valore, abbattendo altrettanto inconsapevolmente la stima che abbiamo di noi.

Ecco come diamo il pane a questa forma di insoddisfazione di cui ora ti dico di più.

Il giudizio degli altri nel circolo dell’insoddisfazione cronica

Giudizio e insoddisfazione cronica

Chi finisce nell’insoddisfazione cronica, proprio per la superficialità con cui guarda alla realtà, potrebbe scoprirsi permaloso.

Sarà facile infatti che non credendo in noi stessi cercheremo di erigere barriere di difesa dal giudizio degli altri, senza prima preoccuparci di valutarlo.

Quella di non valutare il giudizio altrui diventa un’abitudine che si rafforza nel tempo. Ecco perché se soffriamo di insoddisfazione cronica, paradossalmente tenderemo a diventarne ancora più vulnerabili lasciandoci facilmente condizionare.

Ogni giudizio ci arriverà esattamente per come ci viene dato: una bellissima etichetta che ci cuciamo addosso senza verificare che corrisponda al contenuto.

E appena le nostre barriere cedono, quel giudizio che dice solo di chi giudica si trasforma nella falsa verità a cui finiamo per credere.

Ma guardando superficialmente la realtà potremmo anche finire per dare per scontato che le persone ci capiscano qualunque cosa diciamo o facciamo, senza preoccuparci di verificarlo.
Cosa che naturalmente non sempre avverrà.

E mentre vivremo ovvie e innumerevoli incomprensioni, i giudizi che non valutiamo finiranno per dire di noi quello che invece non è.
Ecco di nuovo un modo perfetto per abbattere ulteriormente la nostra autostima.

Ma questo non è tutto.

Se ci troviamo nell’insoddisfazione cronica la soddisfazione sarà più sfuggente che mai anche concretizzando i nostri obiettivi e desideri e sentirsi insoddisfatti sarà la cosa più ovvia e scontata.
Nulla sarà mai abbastanza perché la prima cosa che riteniamo non essere abbastanza siamo noi stessi.

Per uscirne è necessario migliorare la propria autostima imparando a credere in se stessi. Così, se ti trovi in questa condizione ti consiglio di leggere questa guida.

Attenzione però, che l’insoddisfazione cronica può trasformarsi in una vera patologia.
Nel dubbio ti consiglio di chiedere supporto ad uno specialista.

Se invece questa forma di insoddisfazione non ti riguarda, ma sei tra quelli a cui per non sentirsi insoddisfatti serve raggiungere e collezionare risultati, leggi la storia che ora ti racconto 🙂

Sentirsi insoddisfatti e andare più su, sempre più su! Eppure non basta

Insoddisfatti-sempre più su

Un giorno qualche tempo fa, avevo bisogno di riprendere fiato tra una cosa e l’altra, così vista la bella giornata ho pensato di uscire sul balcone di casa e godermi il sole per qualche minuto.
Osservando la montagna di fronte, non ho potuto fare a meno di ricordare le innumerevoli volte che ci sono salita.
E in quel momento ho fatto una realizzazione: è da molto che non salgo in cima a una montagna. Come mai?

Ho riportato indietro di qualche anno lo sguardo e ho provato un certo malessere. Eppure nel ricordo vivo nella mia mente c’era tutto quello che mi piaceva.

Ogni giorno su e giù da una montagna, andavo forte! Più su, sempre più su!
Stavo salendo e già mi immaginavo l’indomani su un’altra vetta e domani ancora! Su per un’altra cima già pensando alla prossima, cavolo se camminavo forte!

Ma sempre pensavo alla cima successiva.

Ricordo perfettamente quel giorno dove con un filo di rabbia e un latente senso di colpa ho deciso di rientrare poco dopo la partenza. Dopo giorni di cime accusavo la stanchezza e il mio fisico mi aveva imposto il rientro.
Ma che problema c’era se rientravo? Perché stavo male?

Avevo bisogno di andare in cima!

Così ho pensato, cavolo stavo male ogni giorno che non potevo salire alla vetta, ma a un certo punto ho cominciato a distanziare le salite. Sarà stata questione di impegni forse.
O forse no?

Non erano stati gli impegni. A farmi mollare era l’insoddisfazione.

Insoddisfazione? Ma come?! Mi piaceva così tanto, ma così tanto che non potevo salire su una cima senza pensare alla successiva. Come ci si potrebbe sentire insoddisfatti con tutta questa passione?
Sempre che di passione si trattasse…

Quando ho capito sono trasalita. Non mi bastava più!

Mai abbastanza…

mai abbastanza

Andavo così forte che ormai quello che potevo fare sulle cime della zona era diventato insufficiente.
Non era mai abbastanza e ogni volta allungavo la distanza. Ormai avevo fatto tutto, che altro potevo fare per trovare la soddisfazione che cercavo?

Così ho cominciato a dare spazio a quelle che definivo come “nuove passioni”.
Mi lanciavo stile ariete su nuove abitudini più o meno sane e ogni volta che non potevo più andare oltre, ogni volta che piacere e soddisfazione scemavano, con l’insoddisfazione arrivava il senso di vuoto e per riempirlo ripartivo con qualcosa di nuovo.

Nemmeno mi accorgevo più di quello che facevo.
Il mio era ormai diventato un comportamento compulsivo che solo dopo ho scoperto essere una frequente conseguenza del senso di insoddisfazione interiore.

Un circolo senza fine in cui non mi fermavo mai e abbandonavo puntualmente ogni cosa.
Se nel mentre del turbine non avessi trovato il rifugio facendone il mio lavoro probabilmente avrei abbandonato anche la montagna. E per fortuna che è arrivato lui!

Ma a cosa mi serviva tutto questo? A che mi serviva continuare a girare alla ricerca di una vetta?

Avevo bisogno di dimostrare il mio valore, così lottavo per raggiungere quello che mi serviva. Mi serviva così tanto che ne diventavo dipendente, ogni volta con la paura di non arrivare a ciò che volevo al punto da camminare solo pensando a come procurarmi la prossima cima.

Ma puntualmente arrivava quel senso di insoddisfazione che portava a cercare qualcosa di nuovo.
Ogni volta sempre con più foga, più insoddisfazione e più sofferenza. Una vera e propria trappola. Una ruota che girava sempre più forte pur di ottenere ciò di cui avevo bisogno.

Smettere di essere insoddisfatti: quando scendi dalla ruota e finalmente ti fermi

Smettere di essere insoddisfatti-ruota

In quel periodo ero persino arrivata a salire su un’ambulanza diventando l’eroina di tutti. Che forza, che bravura, che coraggio! Soccorritore in emergenza!
Ma naturalmente anche questo non mi bastava, così vai che voglio diventare capo equipaggio!

Ci sono riuscita? No.
O cavolo, come mai?
Semplice. Non mi interessava più.

E’ stato il periodo del mio percorso di crescita personale. Quello in cui ho capito di cosa avevo davvero bisogno. A me non serviva dimostrare di valere, mi serviva sentirlo.
E in quel periodo avevo scoperto cosa serviva per riuscirci veramente.

Amare. Tutto qui.

Finalmente uscita dalla trappola, scoprivo che tutto quel girare non mi aveva portato ad altro che stare ferma sul posto senza raggiungere alcunché.

E adesso è proprio ora che ti mostri come funziona questa trappola.
Guarda questo video 😉

Ora che sono cambiate le mie regole, il mio valore lo riconosco ogni volta che amo. E amare dipende solo da me.

Io solo so se sto facendo la cosa giusta perché agisco nella piena consapevolezza di me stessa invece che rincorrere la soddisfazione.
E questo mi fa sentire quel valore che mi appartiene da sempre, ma che finora non vedevo.

Ma se credi che io mi sia disintossicata ti sbagli.
Sono ancora dipendente, ma
dipendo dall’amore. E l’amore non potrà finire finché io continuerò ad amare.
Niente e nessuno potrà togliermi questa possibilità 😉

La differenza? Ora che ho compreso cosa significa amare non soffro più l’insoddisfazione, perché amore e paura non possono convivere.
Se amo non ho nulla da temere. Punto.

Insoddisfazione, ucciderla con l’amore

Insoddisfazione e amore

Salgo ancora sull’ambulanza? Certo che ci salgo e soccorro le persone come prima, ma non gli medico solo le ferite, ora le amo e poco importa se sono il capo equipaggio o no, quello che conta è che io dia il meglio di me.

Cammino ancora per le montagne? Caspita se cammino! Ma non mi interessa più la vetta. Mi interessa godermi ogni meraviglia che mi circonda in ogni istante e direzione.

Ora passo decine di minuti a contemplare un alba, un fiore, un sasso, il riflesso dell’acqua sui fili d’erba, le gocce sulle foglie nella nebbia in una giornata di pioggia.

Vivo nel presente e in questo tempo scopro la gratitudine, tanto nemica dell’insoddisfazione da farla morire prima di nascere.

Ora cammino con amici che prima lasciavo indietro per mostrargli tutta la mia forza, facendogli vedere quanto valevo, sempre avanti a dimostrare la mia superiorità. Cammino con loro al loro passo, senza far notare che vanno più lentamente di me. E se a volte mi viene in mente di accelerare mi fermo e mi chiedo: cosa posso fare per amare adesso?

Do il meglio di me e riparto con pazienza, ridendo e scherzando con loro e con quel calore nel cuore che mi fa godere di quel momento speciale.

Do il meglio in ogni cosa che faccio, ci metto cura, calma, entusiasmo e dedizione.
Penso a quello con attenzione e non vivo più quella vita in superficie di chi pensa alla cosa successiva.

Amo.

La vetta? Se un giorno mi va di vedere il panorama da lì ci posso pure salire, ma ora non è più un bisogno.
Provo ancora la soddisfazione per quei risultati che riesco a raggiungere, ma ora si tratta di una soddisfazione profonda che non fa che aggiungersi alla felicità che già vivo.

E sì, ho imparato che si può smettere di essere insoddisfatti della vita e tu puoi fare altrettanto.

Non ti servirà altro che imparare ad amare 😉

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Serena Sironi
Serena Sironi
Architetto di formazione e gestore di un rifugio alpino, mi sono avvicinata alla crescita personale nel 2007. Da allora è cominciato quel percorso che mi ha permesso di rinascere scoprendo davvero chi sono e diventando più forte di ogni problema. Dal 2017 metto a disposizione la strada che ho percorso per prima a chi si affiderà a me come Mental Coach, anche grazie al particolarissimo ambiente del rifugio. Qualcuno mi definisce come architetto dell'anima. Concordo...
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PAOLA
PAOLA
Giugno 9, 2021 6:13 PM

Ciao Serena, ti seguo sempre 💪, un sorriso

FRANCESCA
FRANCESCA
Giugno 8, 2021 9:46 PM

Molto bella questa newsletter e anche il video!!!