Perché a me? Vittime o protagonisti: come dare senso a tutto

perché a me

In passato mi sono trovata più volte a pormi questa domanda:Perché a me?”
E forse non sono la sola 😉

Ti è mai capitato di trovarti a fare i conti con una malattia grave e limitante, un problema enorme o la perdita della persona più importante della tua vita?

E di ritrovarti nel bel mezzo di un’infinita catena di eventi negativi, quando vedi che tutto va male e sembra che succedano tutte a te…

E mentre senti il mondo crollarti addosso, in preda a rabbia e disperazione, ti sei forse scoperto, o scoperta a porti la stessa domanda che molte volte mi sono posta io?

Perché a me?

Già…
Perché a te?

Può capitare di sentirci vittime ingiuste e di lamentarci di quella che vediamo l’ingiustizia che ci rende tali, senza renderci conto di quanto siamo ciechi in quel momento.

Ciechi?
Sì, ciechi.

Ho fatto questa riflessione tempo fa, quando una ragazza che stava facendo un percorso di Coaching mi diceva che in certi momenti se la prendeva con Dio e con la vita.

Non aveva senso che qualcuno avesse scelto di darle la vita per poi metterla di fronte a difficoltà della portata di quelle che stava vivendo.
Difficoltà, ma si tratta davvero solo di questo?

Ecco la risposta che le ho dato 🙂

Cogli l’opportunità! Nulla accade a te, tutto accade per te

per te

“Il problema sta in quello che pensi veramente delle difficoltà che la vita, o Dio, ti mette davanti.
Le vedi come una cosa negativa, ma se fossero la cosa migliore che ti sarebbe potuta succedere?

Se credi che si tratti di cose scomode che arrivano per metterti in difficoltà e farti stare male, allora gli farai la guerra.
Finirai per restarne vittima e così lascerai che vadano sprecate.

E sì,  perché, pensaci, una vittima che agisce io non l’ho mai vista, ho visto solo vittime che si mettono lì a incassare i colpi e si lamentano di quello che accade 😉

Se invece pensi che ogni difficoltà sia una sfida che la vita ti pone per crescere, migliorare e diventare più forte, se credi che si tratti di una benedizione, l’opportunità che ti è stata riservata perché tu possa trarne il meglio, le cose cambiano.

Tra l’altro, prova a chiederti anche questo: perché a me?
Ovviamente non ti devi porre questa domanda a mo’ di lamentela perché è una domanda molto seria e piena di senso.”

Prima di continuare a leggere guarda questo video 😉

Visto? Bene, andiamo avanti 😉

Dicevo a quella ragazza:

“se fosse che quella cosa fosse riservata a te, proprio a te, perché tu sei speciale e per questo Dio, o la vita, ti ha riservato la cosa più preziosa che ti poteva offrire perché tu e solo tu potessi trarne ciò che nessun altro potrebbe?
Se queste difficoltà fossero un privilegio?

Quante cose hai imparato GRAZIE alle difficoltà che hai vissuto e superato fino ad ora?
Chi sei diventata e chi stai diventando GRAZIE a loro?

Forse, se guardi bene, puoi smettere di fare la guerra alle difficoltà e invece accoglierle come una benedizione, perché sono arrivate per te, perché tu sei l’unica persona che ha la possibilità di trarne il meglio 🙂

Come ti dicevo, usiamo spesso questa domanda come lamentela e ci trasformiamo in vittime impotenti, ma se ci chiedessimo molto seriamenteperché a me?” che risposte potremmo trovare?
E pensa a quanto quelle risposte riuscirebbero cambiare radicalmente la nostra vita dando un senso a tutto! 😀

Sofferenza: la possibilità più alta di dare un significato alla vita

sofferenza-significato

Sì, lo so a cosa stai pensando, come è possibile applicare tutto questo quando vivi nella sofferenza?

Quella vera, magari la povertà, un grave problema fisico o una separazione importante, la malattia o la morte di una persona cara.

Viktor Frankl nel libro “Alla ricerca di un significato della vita” scrive che ”la sofferenza […] può dare alla vita la sua pienezza di significato. Non si tratta qui di una possibilità qualsiasi, ma della possibilità di realizzare il più alto valore, dell’occasione di attuare il significato più profondo”.

E Frankl era un deportato del campo di concentramento di Auschwitz!

Questo ovviamente non significa che è utile o necessario ricercare la sofferenza per trovare questo significato, ma che puoi accogliere ogni sofferenza che potresti incontrare, perché lì risiede l’opportunità più grande di dare un significato profondo alla tua vita.

A me piace dire così: più grande è la battaglia, più grande è l’eroe 😉

Accogliere la sofferenza come un dono è l’atteggiamento migliore perché questa non venga sprecata.

Quando ti chiedi “perché a me?” invece, stai opponendo resistenza alla sofferenza, la stai rifiutando.

Allora non troverai alcun significato in essa, ma al contrario, probabilmente, cercherai scappatoie.

Ma “cercare delle scappatoie dinanzi […] alla sofferenza […], la precipita in un circolo diabolico, ove l’uomo, che non vede nella sofferenza alcuna possibilità di significato […], non fa che accrescere ulteriormente la sofferenza”.

Sì, però dai, non prendiamoci in giro, la sofferenza può essere così invalidante da rendere impossibile qualsiasi azione concreta, insensata ogni crescita o cambiamento.

Inutile nascondersi dietro a un filo d’erba, ad una grande sofferenza, a volte, segue anche la morte che per definizione pone fine alla vita.
E a che ci servirebbero tutte queste opportunità se la vita sta per finire?

Ecco, qui è proprio il momento in cui arriva il significato più profondo: IL DONO.

Perché a me? Come guardare alla sofferenza in modo nuovo

perché a me-come guardare alla sofferenza

Il significato più profondo della sofferenza sta nella scoperta dell’opportunità che porta con sé, ma di più, sta nell’opportunità della continuità della vita oltre alla morte.

In quello che continuerà ad esistere di te e a cui chi ti avrà incontrato sul suo cammino potrà dire “grazie“.

È a livello spirituale che esso si realizza!

Un significato della sofferenza è pensabile solo a questo livello”, scrive Frankl.

Ora rifletti un momento, pensaci bene, tutto quello che fai non acquista più valore se puoi metterlo a disposizione degli altri?

Se ti piace coltivare l’orto, lo fai per amore della terra e della natura, lo fai perché ti appassiona e ti senti bene mentre ci lavori e lo vedi crescere.
Ma se nessuno potesse godere dei suoi frutti, a poco a poco non avrebbe più così tanto senso farlo, sbaglio?

Magari suoni il pianoforte, lo fai per passione e amore per la musica, ma quanto vale di più se condividi con gli altri la musica che suoni?

Ogni frutto della scienza, ogni progresso od invenzione hanno certamente portato gioia e soddisfazione agli artefici.
Ma varrebbe davvero lo stesso se nessuno potesse usufruirne, se non fosse stato messo a disposizione del mondo?

No, vero?

Potrei continuare, ma so che la risposta sarebbe sempre la stessa 😉

Ogni guadagno personale è sempre un guadagno vuoto e fine a se stesso, ma renderlo un dono da mettere a disposizione degli altri, lo rende il più prezioso dei guadagni.

E nella sofferenza, nell’avvicinarti alla morte stessa puoi cogliere IL DONO in assoluto più prezioso, unico ed autentico puoi condividere.

Qualcosa che solo a te è data la possibilità di vedere e fare tuo.
Ciò che puoi mettere a disposizione di chi vive la tua stessa sofferenza per offrirgli l’opportunità di viverla in modo nuovo. Con serenità, gioia ed entusiasmo nonostante tutto.

È il vero significato della vita e una nuova forza che emergono di fronte alla sofferenza e alla morte!

Puoi condividere e donare forza e amore anche nella sofferenza e più che mai.
Perché tu hai capito cosa significa, sai cosa si vive e cosa si prova come nessun altro!

E sai anche che non per questo non hai più nulla da fare né da dire 😉

Puoi donare tutto questo mentre condividi anche il tuo stesso esempio offrendo agli altri l’opportunità di imparare a fare lo stesso 🙂

Tu puoi essere il primo anello di una catena di infinita forza e gratitudine e onorare la più grande delle opportunità.

Allora il senso di quella sofferenza, va oltre e trascende ogni dolore e la morte stessa.
Cosa sono il dolore e la morte di fronte all’amore?

La sofferenza smette di essere una sofferenza vana per trasformarsi in un sacrificio ben speso, il migliore degli investimenti che le conferisce il più alto dei significati.

Allora tutto acquista un senso, anche la sofferenza.

Così, invece di renderti vittima e chiederti “perché proprio a me?” puoi rimboccarti le maniche, dare il meglio di te nonostante tutto e trasformare quella sofferenza in amore.

È questo che rende più preziosa che mai la tua esistenza e fondamentale il tuo contributo.

Tu puoi sempre cambiare le cose, anche quando non sembrerebbe possibile. Non dimenticarlo mai 😉

E io l’ho visto! 😀

Mia mamma, dopo una vita vissuta nella depressione più nera a non aspettare altro che la morte, ha saputo cogliere l’opportunità più grande proprio nel momento di un’enorme sofferenza.

Un mostro annidato nei suoi polmoni, il tumore, e pochi i mesi di vita stimati dai medici.

Ma in quella sofferenza lei ha capito.

Non aveva più tempo da perdere e con nuova forza ha cominciato ad amare la vita e le persone che ne facevano parte come non aveva mai fatto.

La depressione caduta, quasi non fosse mai esistita, eccola condividere e donare una forza immensa e amore profondo proprio quando le forze venivano a mancare e di amore avrebbe avuto più bisogno 🙂

È stato così che nonostante la sofferenza, mia mamma, a cui erano stati dati solo pochi mesi di vita, si è spenta dopo ben tre anni.
Felice, col sorriso sulla faccia e un dono immenso per noi.

E tutto questo proprio GRAZIE alla sofferenza che aveva vissuto 🙂

E quello che ha fatto lei, il senso che aveva ritrovato nella sofferenza è a portata di tutti, anche tua!

Ma per trovarlo, per capire davvero devi smettere di domandarti “perché a me?” per iniziare invece a guardare alla sofferenza in modo nuovo, comprendere il vero significato dell’amore e costruire quella forza interiore e quella gratitudine per la vita che allora puoi davvero condividere con chi incontrerai e che magari non saprà farlo 🙂

Perché NON a me? La responsabilità che ti cambia la vita

perché non a me

Certo, il mio potrebbe sembrarti un ragionamento impossibile, utopico forse, ma si tratta “solo” di cambiare prospettiva per imparare a vedere l’opportunità che si nasconde dietro al lato negativo di ogni medaglia.
Quell’opportunità che è lì per noi.

Per me, PER TE.

Per te sì, perché Dio, la vita o chi altro vuoi, l’hanno riservata a te per ricavarne un tesoro.
Un’opportunità, ma anche un’immensa responsabilità da onorare.

Cogliere le opportunità che la vita ci riserva significa smettere di chiedersi “perché a me?” e passare da vittime a protagonisti della vita.

Già, cambiare prospettiva non è banale però. Ecco perché quel “solo” tra virgolette.
Si tratta di allenare una visione che può davvero cambiare la tua vita così come ha cambiato la mia, così come ha cambiato quella di mia mamma.

Ma questo richiede impegno.

Si tratta di trasformare il perdono nella propria visione della vita.
In questo articolo ti spiego bene cosa intendo e in questa guida scoprirai come arrivarci.

Ma si tratta anche di imparare a pensare positivo per cogliere il buono che sempre c’è nella realtà di cui facciamo parte.
Ho scritto una guida in cui ti spiego bene come fare e in cui ti offro anche esercizi semplici e pratici per riuscirci davvero. Magari dagli un’occhiata 😉

Essere positivi aiuta e se ti interessa capire come esserlo puoi leggere anche l’articolo in cui ti spiego come ha aiutato me 🙂

E se alla domanda “perché a me” non trovi risposte ma solo ingiustizia, allora chiediti questo “perché NON a me?”
Sì tratta della stessa domanda, ma posta in questo modo non lascia spazio alla lamentela, mettendoti invece nella posizione della responsabilità di ciò che ora hai il compito di trovare.

Provaci, impegnati a trovare una risposta. Apri gli occhi e ti renderai conto di quanto essere fortunato, o fortunata dipenda solo da te.

Perché tutto ha un senso, tutto è solo per il meglio.
È per te, perché tu possa usarlo per costruire la vera felicità, quella che dipende solo da te e da ciò che farai di ogni cosa che ti passa tra le mani.

Ricordalo, non c’è nulla che accada “a te”, ma tutto accade “PER TE.

Serena Sironi
Serena Sironi
Architetto di formazione e gestore di un rifugio alpino, nel 2007 mi sono avvicinata alla crescita personale e ho capito che lì avrei trovato soluzione alla mia infelicità. È stato nel 2017 però che approdata su diventarefelici.it, con la Scuola di Indipendenza Emotiva è cominciato quel percorso di vera rinascita in cui ho scoperto chi sono davvero e ritrovato la voglia di vivere ogni cosa con entusiasmo. Da allora come Mental Coach collaboro attivamente con la Scuola. Desidero profondamente aiutare tutti a percorrere la strada che ho percorso per prima. Perché tutti possono arrivare dove sono arrivata io!
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